martedì 28 agosto 2007

Tratti distintivi dell' italiano

Dai recenti studi svolti presso l'Università per Stranieri di Siena è risultata aumentata la percentuale nel mondo di persone che, per vari e diversi motivi,studiano la lingua italiana.E' un fenomeno- dice il linguista e Rettore dell' università senese,Massimo Vedovelli, in costante aumento ,segnatamente in Paesi fuori dell'Europa e che riafferma le caratteristiche "tipiche " della lingua italiana nel mondo. Risulta opportuna una riflessione sui suoi tratti tipici,proprio per aumentare la nostra consapevolezza del valore della lingua di Dante tra tutte le altre lingue.


I tratti distintivi dell’italiano
In base alle recenti ricerche di tipologia linguistica si può dire che oggi conosciamo meglio la lingua di Dante ed in particolar modo le caratteristiche “ tipiche “ dell’ italiano.
Berruto come Sabatini, Segre come De Mauro hanno mostrato nei loro studi l’attualità di alcuni tratti “parametricamente” tipici della lingua italiana, anche in relazione con le altre lingue europee (tedesco, francese, spagnolo), tratti che possiamo sintetizzare in tre livelli:
l’italiano è una lingua fusiva,
è una lingua a tema preminente,
è una lingua attiva.
Questa prima caratteristicalingua fusiva - riconosce all’italiano un ricco sistema di affissazione morfologica che, attraverso il cosiddetto meccanismo di alternanza, permette la modifica delle parole con una nuova parte in grado di cambiare il suo senso grammaticale, per esempio libr-o diventa libr-i o libr-etto oppure libr-iccino (oppure cas-a, cas-etta, cas- ine).
Quindi a differenza di altre lingue europee, come l’inglese, il tedesco, il francese, dove vige la tecnica dell’aggiunta morfometica (in inglese book- books, in tedesco Buch- Bücher),in italiano esiste il principio della sostituzione che modifica il termine usato.
Questa caratteristica si ritrova anche nella lingua latina, per cui si può dire che l’italiano ha ereditato molte delle sue proprietà fusive.
Sotto questo aspetto la lingua italiana presenta un inventario notevole di terminazioni (i linguisti parlano di una morfologia complessa) ed un gran numero di prefissi e dei suffissi lessicali.
La seconda caratteristica trova una lingua italiana a tema preminente (tecnicamente si dice a soggetto nullo), in quanto non è obbligata a segnare costantemente il soggetto della frase, come avviene invece nel tedesco, nell’inglese, nel francese.
L’ esempio di Corno con il paradigma del presente indicativo del verbo amare dà subito un’idea di questo diffuso tratto della lingua italiana.

Amare ...to love--- Lieben

Amo .........I love...... .....---ich liebe
Ami ..........You love ......---du liebst
Ama ........She, he loves ....sie, er liebt
Amiamo... We love............. wir lieben
Amate ......You love ...........ihr liebt
Amano...... They love ........sie lieben
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Come si può notare nella tabella. emerge chiaramente in italiano una centralità del verbo che deriva, come notano De Mauro e Corno, dalla ricchezza morfologica della lingua e dal suo sistema di marcatura delle terminazioni morfologiche ed aggiungiamo ancora, come avviene in latino.
Invece, in inglese e in tedesco, la presenza precisa del soggetto nella terminazione rende uniforme il paradigma verbale e ininfluente il bisogno di stabilire chi è il soggetto. Come sopra indicato, in italiano, dicendo amo, amate, non c’è bisogno di dire chi ama, a differenza delle altre lingue.
Anche la terza proprietà, italiano come lingua attiva, fa emergere la sua strutturalità, tratto importante per poter comprendere gli aspetti e i contenuti che devono essere garantiti per l’acquisizione dell’italiano come L/2, in riferimento ai recenti progetti in preparazione nei corsi di lingua e cultura italiana di Zurigo e di Lucerna.
Per cogliere questo tratto molto importante di “lingua attiva”, i linguisti fanno riferimento alla struttura SVO (soggetto, verbo, oggetto) ed alle diverse possibilità ch’essa offre nel sistema di comunicazione dello studente.
Quanto sinteticamente presentato sugli attuali tratti della lingua italiana, non solo teorici ma preminentemente pratici nell’uso della lingua, portano oggi il discorso verso l’acquisizione della grammatica in una classe bilingue o multilingue, come avviene attualmente per gli alunni di origine italiana che, pur frequentando i corsi di italiano, apprendono contemporaneamente a scuola più lingue (tedesco, francese, inglese).
In questo contesto, come è stato evidenziato durante la giornata di formazione organizzata a Zurigo per i docenti dei corsi di italiano -H.S.K.- sul nuovo “Rahmenlehrplan“ per la lingua d’origine e la relativa traduzione italiana, l’acquisizione della lingua non avviene solo contrastivamente, ma comporta la formazione di una “multicompetenza” che consiste, come risulta negli esempi portati da Tamara De Vito della Bildungsdirektion del Cantone, nel saper valutare e orientare diversamente fenomeni che sono lessicalmente identici.
Il bambino di origine italiana, in situazione di bilinguismo scolastico, reagisce naturalmente con questa graduale multicompetenza, in quanto “non ragiona direttamente” sui verbi transitivi o intransitivi,ma semplicemente li acquisisce a seconda dei diversi sistemi.
Nel nuovo aperto dibattito sulle caratteristiche dell’attuale utenza dei corsi di lingua italiana occorrerà tener presente che, nella coesistenza di due competenze linguistiche in L/1 e L/2 si forma nel bambino una competenza trasversale alle due lingue che potremo indicare come “multicompetenza grammaticale”, un nuovo fenomeno da considerare attentamente nelle attività linguistiche e didattiche dei corsi HSK. e da valutare come innovazione ,al fine di tener conto nelle attività linguistiche di formazione e di insegnamento.
Il dibattito e la ricerca sono aperti e la giornata europea delle lingue può essere una buona occasione per parlarne in modo efficace e diffuso nella scuola e tra i docenti interessati(viga).

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